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Macanudo

27 giugno 2011

 

Capita a volte di incontrare opere dotate di un tale fascino e di una personalità così forte da sfuggire ad ogni classificazione. Macanudo di Liniers è una di queste opere.

Nata nel 2002 come daily strip sul quotidiano argentino La Nación, Macanudo approda sul settimanale spagnolo El Periódico de Cataluña e da lì inizia a raccogliere consensi in Europa andando piano piano a colmare quel vuoto lasciato dai Peanuts prima e da Calvin and Hobbes poi. Vuoto causato dalla perdita di un intrattenimento allo stesso tempo intelligente e semplice, di un’ironia priva di cinismo, di una visione tanto lucida quanto lieve sulla realtà. Ed ecco che tutto questo si ritrova nelle strisce di Liniers insieme ad uno stile personalissimo, surreale, poetico, a tratti onirico. Stile che si nota a partire dalle cornici delle stesse vignette che sono sempre tratteggiate a mano e risultano quindi irregolari e libere di cambiare forma, di aprirsi e stringersi, di ruotare, sparire o sovrapporsi. Uno stile che esplode nella caratterizzazione di personaggi buffi ed improbabili: dai pinguini filosofi al gatto Fellini, dai folletti dispettosi al robot sensibile, dal misterioso uomo in nero all’uomo che traduce i titoli dei film. Personaggi che in un modo o nell’altro parlano della vita in tutti i suoi aspetti e che riescono a far sorridere, a sorprendere e suscitano quel sentimento in bilico tra la maliconia e la gioia che non si può che definire “purezza”. Questa è la magia che si ripete ogni volta che si legge Macanudo: non si può classificare o catalogare, si può solo sperimentare.

In Italia sono stati pubblicati i primi tre volumi di raccolte di Macanudo da Double Shot.

 

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